Articoli Marzo 2019

IL COLTAN DI JOHN MPALIZA

“Non potevo restare in silenzio”. È stata questa semplice constatazione (la più semplice e umana di tutte) a spingere John Mpaliza sulla strada, ovvero ad abbandonare il suo lavoro da ingegnere informatico per trasformarsi in un “camminatore di pace”. Peace Walking Man, così viene chiamato questo straordinario comunicatore, nato nella Repubblica Democratica del Congo ma ormai cittadino italiano da tempo.

Dopo aver percorso a piedi mezz’Europa, il 13 marzo ha fatto irruzione nell’auditorium del Baldessano-Roccati per raccontare anche ai nostri studenti ciò che accade nel suo paese d’origine, in un incontro organizzato dalla Commissione pace e intercultura. La ragione di questa singolare (ed ecologica) forma di protesta ha un nome forse sconosciuto ai più: si tratta del coltan, un minerale indispensabile per costruire smartphone e tablet, ma anche batterie delle auto elettriche, aerei, dispositivi elettronici e medici. Il Congo possiede una delle più alte concentrazioni al mondo di coltan, ma è anche uno dei paesi più poveri dell’Africa. Quest’apparente contraddizione è stata spiegata da Mpaliza con video e testimonianze sulle condizioni neo-schiavistiche dell’estrazione del coltan in Congo ad opera delle grandi multinazionali europee e nordamericane.

Ma parlare di coltan significa parlare anche dell’uso responsabile delle tecnologie che da esso derivano, a partire da piccoli accorgimenti che tutti noi potremmo adottare nella vita quotidiana. Significa parlare dell’effetto devastante di questo modello di sviluppo non soltanto sulle popolazioni del sud del mondo ma anche sul clima, sulla nostra “casa comune”. E significa parlare di diritti umani negati, da una parte e dall’altra del Mediterraneo.

John Mpaliza ha detto tutto questo con lo sguardo fiero e con l’urgenza di chi sa che è rimasto poco tempo per fare ancora qualcosa. Ma ha anche lasciato intuire agli studenti, cantando alcune canzoni della sua terra, perché molti parlano di “mal d’Africa” per definire il senso di nostalgia che prende chi è stato in quel continente e non vorrebbe far altro che tornarci, nonostante tutto.

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